Sporcizia e batteri killer in ospedale

Sporcizia e batteri killer l’ospedale è diventato un pericolo

ROMA – Bari, 4 ottobre. Antonella Mansueto aveva solo 22 anni e nell’ospedale di Putignano ci era entrata per un intervento banale, l’asportazione di una cisti. Ne è uscita incubando nel suo organismo un killer invisibile, un batterio contratto in corsia, che, dopo molti mesi di cure sbagliate e 46 giorni esatti di agonia, l’ha uccisa fra mille tormenti. Alcuni dei medici che l’hanno visitata erano addirittura convinti che avesse l’influenza. Adesso la procura di Bari indaga, i genitori chiedono giustizia. Catania, 6 ottobre. La procura apre un’inchiesta per fare luce sulla morte di Carmelo Finocchiaro, 33 anni, camionista originario di Taormina, deceduto dieci giorni prima all’ospedale Cannizzaro in seguito ad uno shock settico. Diciassette medici di due ospedali, quello di Catania e quello di Castrovillari in provincia di Cosenza, sono indagati per omicidio colposo. Anche quello di Carmelo è stato una sorta di calvario: primo ricovero in agosto dopo un incidente stradale, un principio di cancrena, secondo ricovero, amputazione del braccio, coma. La madre: “Affido il mio cuore ai giudici”. Bologna, 2 ottobre, Loredana Mainetti, 59 anni, muore all’ospedale Maggiore per una setticemia contratta dopo un’endoscopia per l’asportazione di un polipo duodenale: 12 medici indagati. Tre casi isolati, sia pure a distanza così ravvicinata? Non proprio. Le vittime di un’infezione ospedaliera, secondo i dati dell’Associazione italiana dei microbiologi, l’Amcli, che saranno resi noti al congresso nazionale di Rimini del 20 ottobre – sono in Italia ogni anno circa 15 mila: malati uccisi dai cosiddetti “microbi nosocomiali”. E su 9 milioni e mezzo di ricoverati all’anno negli ospedali pubblici e nelle cliniche private della Penisola, ben 700 mila si infettano proprio durante la permanenza nella struttura sanitaria. Quali sono gli ospedali a più alto tasso di endemie batteriche? Perché i pazienti vengono esposti a questi rischi senza che nessuno li avvisi? Chi dovrebbe controllare e non controlla? Quanto costa al Servizio sanitario nazionale la tragedia delle infezioni?

DUE MILIARDI ALL’ANNO
Ma quanto costa al servizio sanitario nazionale il dramma delle infezioni? Le infezioni ospedaliere comportano 3 milioni e 730 mila giorni di degenza aggiuntivi all’anno con un conseguente costo addizionale di circa 1.865 milioni di euro. Certo, il problema non è solo italiano. Ma qui, come abbiamo detto, il numero di infezioni contratte in ospedale è molto più alto. Secondo l’Oms, il tasso di contagio batterico nosocomiale rappresenta un importante e sensibile indicatore della qualità dell’assistenza prestata, in quanto ai tradizionali rischi legati a problemi di igiene ambientale si associano quelli derivanti da comportamenti, pratiche professionali e assetti organizzativi inadeguati. A questo proposito, dal 2000 il ministero della Salute, nel piano sanitario nazionale, pone tra gli obiettivi principali da perseguire la riduzione di almeno il 25 per cento delle forme infettive contratte in nosocomio. Nel piano del 2002-04 le infezioni erano già inserite tra gli errori in medicina e si prevedeva l’istituzione del Cio (Comitato infezioni ospedaliere), in tutti gli ospedali italiani. L’ultimo piano sanitario del 2008-10, quello del governo Berlusconi, ministro Ferruccio Fazio, impone protocolli per l’uso appropriato della terapia antibiotica, responsabile, quando mal prescritta, dell’insorgere dei super batteri antibioticoresistenti. E prevede una campagna igienica per la riduzione delle infezioni: “lavarsi di più le mani”.

(08 ottobre 2010)
Fonte: LA REPUBBLICA.IT

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